Constantin è un regista moldavo, cresciuto a Roma e in procinto di sposarsi con la compagna Vincenza. Decide di recarsi in Moldova dopo una lunga assenza per riscoprire le proprie radici, da cui la famiglia d’origine ha sempre tenuto le distanze. All’arrivo trova un paese che, in trent’anni d’indipendenza dall’URSS, ha dovuto lottare per difendere la propria autonomia e identità culturale e che ora si trova a fronteggiare il pericolo di espansione della guerra in Ucraina. Constantin si rende conto che il suo percorso da migrante non gli ha permesso di essere parte di quei processi storici e che l’essere nato lì non è sufficiente per essere considerato, e considerarsi, moldavo. Il giovane si troverà così a un bivio: rimanere in Moldova per comprenderne a fondo la cultura e integrarsi, oppure tornare in Italia, formare una nuova famiglia e accettare la propria natura di nomade.


Constantin di Bessarabia racconta gli sforzi di un giovane migrante intento nel trovare la propria identità in equilibrio fra presente e passato. Molto interessanti i materiali di archivio che Rusu utlizza, quasi sempre filmati del padre legati ad eventi privati della loro famiglia.
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