Viviamo in un'epoca di conflitti. Ma cosa lascia davvero dietro di sé la guerra? Il cimitero militare tedesco della Futa ha una struttura che ricorda un labirinto. Qui sono sepolti oltre 30.000 soldati. Le stagioni che scorrono, il paesaggio che cambia. Un luogo dedicato ai morti, ma sono i vivi ad abitarlo. Il Labirinto è un’indagine: sui luoghi, sul tempo, su ciò che resta nella memoria. Nei boschi, cercatori di corpi riportano alla luce frammenti di uomini dimenticati. Il custode cataloga le ossa, paziente, meticoloso. La compagnia teatrale Archivio Zeta ritorna, anno dopo anno, recitando tra le tombe La montagna incantata di Thomas Mann, trasformando la storia in rito. Immagini d’archivio ed echi del passato rendono la memoria qualcosa di fluido, scorrevole, continuamente rimodellato. Nulla è definitivo. Né la guerra, né il lutto, nemmeno i morti.


Il Labirinto è un’indagine: sui luoghi, sul tempo, su ciò che resta nella memoria.

Presentato in anteprima mondiale alla ventiduesima edizione del Biografilm Festival di Bologna, Il Labirinto di Alberto Gemmi scopre e riscopre un luogo controverso della penisola italiana, dimenticato a causa del suo valore simbolico e per la posizione geografica.
Attraverso il susseguirsi delle stagioni, immagini d’archivio, voci del passato e i testi di Cesare Pavese, Il Labirinto diventa un’indagine sul tempo, sulla memoria e sulle forme attraverso cui la storia continua a riaffiorare. Perché nulla è davvero immobile dove il paesaggio, il ricordo e i morti continuano ad abitare il presente.
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