Tra gli anni Sessanta e Settanta Parma, assieme a Trieste, si distinse per i primi tentativi di rompere gli argini di una società chiusa ed escludente e per restituire dignità e libertà a chi non aveva voce in capitolo sul proprio destino.
Un percorso, sul confine incerto tra sanità mentale e follia, che parte dalla chiusura del manicomio di Colorno e passa per le prime esperienze alternative alle istituzioni totali, simbolo della possibilità concreta di uscirne.
Ci guida in questa ricostruzione, non solo storica ma anche emotiva, tra fiction e realtà, una sopravvissuta che trova l’emancipazione, la libertà e l’amore in un contesto societario che si apre, ma che rimane per alcuni versi ancora ostile.
Una lunga passeggiata che, in fondo, arriva ai giorni nostri e ci costringe a chiederci se quelle stesse forme di esclusione che si volevano abbattere non siano oggi ancora in piedi, sotto altre forme e rivolte verso altre tipologie di soggetti: migranti, detenuti, disabili, ecc.

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