Ciò che da diversi giorni sta accadendo in Rojava (nord-est della Siria) ci lascia attoniti, preoccupati e carichi di rabbia. Da anni, come OpenDDB – Distribuzioni Dal Basso, abbiamo abbracciato la rivoluzione del Rojava e la lotta dei curdi e delle curde per una democrazia reale dal basso, fondata sull’autogoverno, sulla parità effettiva tra donne e uomini, sulla convivenza tra popoli e religioni, sull’ecologia come principio politico e sull’autodifesa collettiva come risposta alla violenza di Stati e fondamentalismi.
Oggi questa esperienza autenticamente rivoluzionaria è in grave pericolo e sotto l’assedio delle bande jhiadiste inquadrate nelle cosiddette Forze Armate siriane, comandate da Al Jolani che da nemico terrorista numero uno è passato in breve tempo a fidato mandatario di Trump e interlocutore più che gradito di Netanyahu.
Nell'ultima settimana, hanno già occupato diversi territori, e nonostante la supposta tregua in corso, stanno attaccando Kobane e alcune prigioni dove sono rinchiusi gli jihadisti ISIS per farli uscire (cosa già accaduta abbondantemente in diversi campi). L’accesso all’elettricità, all’acqua, a internet e ai beni di prima necessità è stato interrotto in molte zone e la popolazione vive in una situazione di isolamento crescente. Kobane — simbolo globale della resistenza contro lo Stato islamico — è di nuovo sotto assedio.
La mobilitazione delle comunità curde e di chi sostiene la rivoluzione, è partita su scala internazionale: manifestazioni, presidi di solidarietà e pressioni politiche si moltiplicano in Europa e oltre confine. Tuttavia, quello che il movimento curdo definisce un tradimento senza ambiguità da parte di Stati Uniti, della coalizione internazionale e di altre potenze geopolitiche, ha lasciato chi ha pagato il prezzo più alto nella sconfitta dell’ISIS in una posizione estremamente vulnerabile.
Questa non è soltanto una questione regionale o militare. In Medioriente è in gioco la possibilità di resistere alla logica dello Stato-nazione autoritario e di difendere modelli di convivenza e libertà collettiva. Il progetto del confederalismo democratico, con le donne al centro, rappresenta un’alternativa concreta all’ordine imperiale fondato su guerra, sfruttamento e oppressione. In Rojava e in tutto il Kurdistan la mobilitazione generale è già iniziata: dal bakur (nord-est della Turchia) al Basur (nord-Iraq), decine di migliaia di persone stanno cercando di unirsi alla resistenza, scontrandosi con le forze di polizia e gli apparati statali. In Rojava, la popolazione è per le strade, pronta a resistere collettivamente fino all’ultima casa.
Di fronte a questo scenario, la risposta non arriva dai governi, ma dai popoli. In tutta Europa e in Italia si stanno moltiplicando le iniziative di solidarietà.
Difendere Kobane significa difendere il Rojava — e difendere anche tutti noi. I popoli in rivolta scrivono la storia.
SMK Factory / OpenDDB - Distribuzioni Dal Basso