«Forza, coraggio e gioia!» Questo è l'invito che Luca rivolge ai suoi compagni riuniti in assemblea. È rimasto gravemente ferito mentre tentava di rallentare l'apertura del cantiere al quale il movimento No TAV si oppone. Emanuela, la sua compagna, legge la lettera che Luca ha scritto dall’ospedale in cui si sta lentamente riprendendo. Alcuni attivisti no TAV, tra i quali Marisa, Nicoletta e Paolo, tentano di disturbare i lavori del cantiere e di abbatterne le reti. Di notte, in piccoli gruppi, riescono ad entrare e danneggiare alcuni mezzi, ma il cantiere è molto grande ed è considerato dallo Stato un'opera strategica. I lavori procedono, il cantiere cresce. Il movimento prova a sostenere un partito politico che si dichiara no TAV, Nicoletta richiama la necessità di mantenere autonomia nella lotta. Arrivano i processi, i pubblici ministeri raccontano il movimento dal punto di vista dello Stato e chiedono pene importanti per gli imputati. Passano alcuni anni, Luca ed Emanuela hanno un figlio. Davide, un militante no TAV, è tornato dalla Siria dove ha combattuto nella rivoluzione del Rojava. La guerra lo ha posto di fronte a dilemmi laceranti: sia combattere che non combattere sono due scelte sbagliate.
Il tentativo di fermare la costruzione dell'opera per via istituzionale è ormai fallito: in assemblea Luca invita i compagni a prenderne atto, è in semilibertà e deve rientrare in carcere ogni sera. Mentre racconta di essersi lasciato con Emanuela, riconosce che «sta all'individuo soltanto la ricerca della propria felicità». La lotta sulle reti del cantiere prosegue. Nicoletta viene arrestata e suo marito Silvano scende in paese per partecipare alla manifestazione in sua solidarietà.
“Posso prendere delle bastonate, posso prendere dei gas, possono rinchiudermi in prigione, ma val la pena per le idee che ho sopportare queste cose. E sono disposto ad andare avanti fino a sacrificarmi, se è necessario. Come me penso molti altri: oramai la nostra scelta di vita l’abbiamo fatta”. Così l’attivista No Tav Paolo Perotto.
Dieci anni ci sono voluti a Carlo A. Bachschmidt per scrivere e realizzare insieme a Stefano Barabino e Michele Ruvioli "La scelta", il docufilm sui No Tav, e irrompere con la politica all'edizione numero 40 del Torino film festival.
“In questa scena vediamo Nicoletta e Marisa, due anziane militanti della val Susa”, dice Carlo A. Bachschmidt, regista e produttore, insieme a Stefano Barabino e Michele Ruvioli, del documentario La scelta, dedicato alla lotta contro la Tav, cioè la tratta di ferrovia ad alta velocità.
Cosa vogliono i NO TAV? La scelta è un documentario che ci porta in viaggio all’interno del movimento e offre una possibile risposta a questa domanda.
Raccontare il movimento No Tav disgregando l'immagine che molta informazione mainstream ha costruito in questi anni: un gruppo di terroristi o potenziali tali, senza un volto e senza alcun rispetto (per le istituzioni, per il progresso, per il "bene" generale).
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